Polarità tra forze costruttive e distruttive

Le quattro dimensioni così sommariamente indicate non vanno rappresentate come delle realtà separate l’una dall’altra, ma come delle organizzazioni di forze che si compenetrano e si influenzano reciprocamente inducendo delle profonde trasformazioni nel corso della vita. Come le esperienze psichiche si possono far valere in manifestazioni fisiche, così i processi fisici possono agire fino nella regione soggetta all’organizzazione dell’io. Ad esempio un aumento o una diminuzione improvvisa del contenuto di zucchero del sangue influenzano in modo determinante lo stato di coscienza e l’espressione della personalità individuale.

L’organizzazione psichica e l’organizzazione dell’io, creatrici di coscienza, agiscono peraltro in senso polarmente contrapposto rispetto all’organizzazione fisica ed eterica. L’anima e lo spirito possono inserirsi nel complesso della realtà individuale dell’uomo solo se viene loro fatto posto, per così dire, nell’organizzazione corporea.

“Lo spirito si manifesta nell’essere umano non sulla base dei processi metabolici costruttivi, ma sulla base dei processi distruttivi. Là dove nell’uomo deve agire lo spirito, la sostanza deve retrocedere dalla sua attività” (Steiner-Wegman).
La malattia non è un evento anomalo che colpisce l’uomo dall’esterno, ma è sempre presente al suo interno. Senza una certa quantità di “malattia” o di tendenza alla malattia l’uomo non potrebbe essere sano in senso veramente umano. La guarigione non può venir indotta semplicemente dall’esterno, ma è anch’essa una potenzialità intrinseca.

La salute è il risultato del raggiunto equilibrio fra le due forze polarmente contrapposte, sempre presenti all’interno dell’uomo: forze distruttive di malattia da un lato e forze costruttive di guarigione dall’altro lato. La salute non è uno stato finito, ma deve essere sempre di nuovo conquistata in modo diverso per ogni età della vita, per ogni giorno e per ogni ora, per ogni singolo uomo. Esistono tante forme di salute quanti sono gli esseri umani: ognuno potrebbe riconoscere la propria nel corso della vita e cercare di mantenerla.

Le forze di guarigione presenti nell’organismo umano sono proprie del suo corpo eterico e permettono di venire a capo di piccoli malesseri anche senza alcun aiuto esterno. Una piccola ferita guarisce da sé: i suoi margini ricrescono verso il centro. È all’opera una forza di crescita in grado di guarire, chiamata appunto capacità di rigenerazione, che è particolarmente sviluppata negli animali inferiori. Quanto minore è la coscienza dell’animale, tanto maggiore è la sua capacità di rigenerazione. Nel regno vegetale poi, dove non si ha più a che fare con una coscienza autonoma, la capacità di crescita e di rigenerazione appare illimitata. Invece gli animali superiori e poi l’uomo posseggono una minima capacità rigenerativa. Esiste cioè, nella scala evolutiva degli esseri viventi, una puntuale contrapposizione tra coscienza da un lato e vitalità dall’altro lato.

Nell’uomo, all’accrescimento dei processi di coscienza corrisponde fisicamente un continuo processo distruttivo. Non solo l’organo su cui si fonda gran parte della coscienza di veglia, cioè il cervello, non possiede più nelle sue cellule alcuna capacità rigenerativa, ma ogni giorno assiste alla morte irreversibile di parecchie di esse. A fondamento della coscienza umana sta un processo di distruzione, di malattia, di morte.

Molte malattie sono connesse con l’esperienza del dolore. Si tratta di un accrescimento della coscienza, anche se in una forma disarmonica che non si inserisce nelle altre condizioni di vita. Diventa dolente, e quindi cosciente, qualcosa di cui prima non si aveva alcuna esperienza. Il mal di stomaco rende coscienti di una regione dell’organismo in cui i processi biologici hanno luogo in modo sano con esclusione della coscienza. La formazione di un’ulcera in tale ambito è l’immagine concreta del modo in cui una forza creatrice di coscienza ha agito distruggendo la sostanza corporea.

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